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Mar 0615

Sul perché Berlusconi scrive mentre parla

Pubblicato da Claudio Alberti alle 11:44 in Campagne elettorali


Leggo molte opinioni sul perché Berlusconi abbia preso l'abitudine di scrivere continuamente mentre parla: oggi, ad esempio, Costanzo sul "Corriere" associa questa mania a un'usanza di gioventù. In realtà ho un'idea diversa, molto più concentrata sulla comunicazione elettorale, che in questa fase è molto più importante delle usanze giovanili, soprattutto per uno come Berlusconi, abituato a costruire molto il proprio personaggio.

Dunque: occorre premettere che questa è la prima campagna elettorale che Berlusconi fa da Presidente del Consiglio uscente, e, vi assicuro per esperienza, le campagne da uscenti sono molto più difficili che quelle da sfidanti, in specie quando non si è governato "benissimo". Il Premier ci ha sommerso di presenze televisive, con una strategia tesa a descrivere un Paese perfetto e in ottima salute, governato in maniera magnifica. Per farlo, è ricorso in ogni occasione a una marea di numeri, percentuali, dati ISTAT, Ecofin, FMI, confronti col passato, elenchi infiniti, ecc. Ha chiamato tutto questo "operazione verità", con lo scopo di utilizzarla come l'arma di questa campagna.

A un certo punto delle sue apparizioni, i collaboratori di Berlusconi devono aver capito che in questo strabordare di numeri il Premier finiva col non essere compreso dal grande pubblico, e di diventare, addirittura, noioso. A quel punto c'erano due soluzioni: o smetterla con i numeri, o esporli in maniera diversa. Hanno optato per la seconda, anche spinti, a mio avviso, dalla lettura di un saggio uscito quest'anno, che analizza gli scarabocchi che tutti noi facciamo quando siamo al telefono o sovrapensiero.

Per capire la soluzione basta fare un passo indietro nei nostri ricordi: cosa facevano le nostre professoresse quando cominciavano a spiegare qualcosa di complicato, magari con diverse formule o diverse date? Semplice, si alzavano e andavano a scrivere alla lavagna. Eureka!!! I fogli che ha di fronte Berlusconi altro non sono che una trasposizione della lavagna che usavano le nostre prof. Allora, invece di sentire numeri, l'acoltatore è più portati a ricordarli se li "vede": quando Berlusconi dice, ad esempio, "55%", scrive sul foglio "55%", e l'occhio dello spettatore (fate una prova a casa la prossima volta che vedrete il Premier) "colpito" da quel movimento anomalo, è naturalmente portato a seguire la mano di chi scrive, e quindi ad assimilare quanto viene scritto. A quel punto i tanti numeri fanno un po' meno paura. Non solo, notate come, a un certo punto, tra un numero e l'altro, appena Berlusconi prnuncia la parola "sinistra", tracci a tutta pagina, velocemente una riga marcata diagonale, simbolo di una rottura dell'ordine, di uno stravolgimento, di caos.

Altro che abitudine giovanile, lo staff di Berlusconi ci sa fare, ed è stato a scuola (quando ancora non c'era la Moratti).

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