Cortocircuiti politici della Città Eterna
Il bel commento di Lorenzo Bellini al mio post di ieri mi fa ben sperare che, sbollentata la rabbia iniziale del V Day, questo non diventi una semplice prova di forza che si conclude con un nulla di fatto; se così fosse, si ridurrebbe a un puro episodio folkloristico. Alla fine dello spettacolo, dopo gli urli e i salti che Grillo, da grande istrione qual è, ci ha proposto, possiamo tutti sederci a un tavolo (virtuale, ovviamente) e, discutendo democraticamente, trovare un'intesa che, maggioritaria, aiuti il nostro Paese.
Dunque, proviamo a vedere quelli che, dopo la prima scrematura, continuano ad essere, a mio avviso, i punti più dolenti:
Ineleggibilità per i condannati. Suvvia, siamo un minimo più garantisti. Che vi costa aspettare tutti i gradi di giudizio? Se mettiamo questo, la proposta può essere inattaccabile.
La preferenza. Non pensiamo che la preferenza sia una manna. Dobbiamo riporre la massima attenzione e diffidenza verso i candidati eletti da preferenze senza partito. Primo perché questi personaggi sono sempre più spesso in balia delle lobby, secondo perché sono portati sempre più a considerare quelle preferenze come voti propri (e spesso è anche vero), manovrabili a piacere. Gli eletti con preferenze proprie, senza partito, sono i peggiori voltagabbana possibili, vanno dove soffia il vento, tra destra e sinistra e ritorno. Ancora peggio: in alcuni casi sono addirittura portati a crearsi un partito personale (vedi il caso De Gregorio). Una tutela per i partiti ci vuole, e va inserita in una più complessiva riforma elettorale. Infatti, questo punto è collegato al numero 3.