Chiunque abbia a che fare con il potere sa che, per criticarlo, si può essere duri, o sarcastici, o meticolosi. Si può anche essere moralisti, ma è in assoluto il metodo più rischioso: perché il potere sa come si gestisce la morale, sa quali sono i suoi risvolti, sa che per diventare un angelo occorre fare 100 cose buone, ma per diventare un diavolo ne basta una sbagliata. Qui sta il grande rischio: chi non ha mai voluto essere un angelo se ne infischia delle 100 cose buone, ma sa sempre come e quando fare quella sbagliata. Questa è l'essenza del potere. La scenetta di ieri tra Elio, il figlio di Clemente Mastella (che è cresciuto a pane e potere) e la iena Sortino, incauto moralista, è eccezionale...
basta vedere la faccia di Luca Telese, scafato giornalista, a fianco di Mastellino, che ridacchia appena sbuca la notizia che il papà di Sortino è un potente come gli altri, che potrebbe aver favorito l'ingresso nel mondo del lavoro del figlioletto roscetto (si noti come Elio non nomini per primo la parola "raccomandazione", ma lo faccia, nella sua goffa e imprevista difesa Sortino stesso). Telese capisce subito che si trova di fronte lo scoop di un malcapitato che venì per bastonare e finì bastonato.
Il figlio di papà Sortino, dunque, ora è un diavolo, come Mastella. Ha perso, touché. Perché del potere si può ridere, si può sbraitare, si può perdere la testa. Ma non si può guardare dall'alto in basso, come fanno gli angeli. Perché il potere lo viene sempre a sapere. E tutti gli angeli prima o poi la pagano.
alle 09:35
Federica
qualcuno mi sa dire l'indirizzo postale delle iene