Cortocircuiti politici della Città Eterna
@ Stefano: "rinnegare"? maddechè? non bisogna rinnegare niente e nessuno, e io non lo scrivo da nessuna parte. dico solo di aggiornare la propria identità con una lettura più approfondita del presente: questa cosa, inutile nasconderlo, manca alla sinistra attuale, e le urne lo testimoniano.
Comunque, rispondo meglio nel prossimo post
Il guaio più grosso è che continuiamo a dividerci. Almeno su una cosa credo che la sinsitra dovrebbe essre d'accordo: l'anticapitalismo, l'antimperialismo e la costruzione del socialismo, altrimenti si abbia il coraggio di definirsi liberali o di destra, cosa tra l'altra fatta da molti ex "rivoluzionari" che preferiscono le poltrone alla lotta per la giustizia, l'uguaglianza e la fraternità.
Sull'analisi di Claudio, mi sembra di ravvisare una contradizioni in termini. Prima dici che la sinistra dovrebbe tornare ad essere "sinistra", non inseguendo berlusca sul suo terreno, ma puntando su ciò che sa fare meglio. Poi però, al punto successivo, affermi che dovrebbe rinnegare quelle figure nelle quali si è sempre rispecchiata e che sono portatrici della sua ideologia e di un certo modo di pensare. I suoi punti di forza insomma.
@ Eliolibre: io non ridicolizzo nessuno, ma penso che una rielaborazione critica vada sempre fatta. Da marxista, dovresti storicizzare tutto, quindi dovresti capirmi.
Sulla sinistra che non deve imitare Berlusconi, mi sembra di capire, siamo d'accordo.
Sulla questione degli "intellettuali": se partecipi ad una manifestazione indetta da Colombo e Flores, che non sono certo addetti alla catena di montaggio, astieniti almeno dal fare l'operaista contro gli intellettuali, ché se no non sei credibile...
e proprio perché la piazza è un momento importante per la democrazia, andrebbe usata meglio: le conquisti che citi tu nel commento furono raggiunte con manifestazioni contro il carovita, sui diritti del lavoro, contro la guerra; tutte cose che toccano la vita delle persone ancora oggi, ma gli "intellettuali" che vorresti criticare tu, assieme a Di Pietro (che proviene non a caso da una cultura di destra), pensano di più ai processi di Berlusconi...
Quoto completamente il commento di Eliolibre.
Io la penso un po' diversamente, anche se Nadal ha vinto una finale, non scordiamoci che Federer ne ha vinte cinque! Questo dovrebbe scoraggiare da fare considerazioni assolutistiche e consigliare una visione più completa degli eventi.
Analogamente in politica ridicolizzare le figure di Che Guevara, Mao, e ci aggiungerei Karl Marx, Fidel Castro, Sandino, Martì, Bolivar, ed un elenco che sarebbe troppo lungo ripetere quì, è quello che ha fatto la sinistra "moderna" rimediando sconfitte storiche e che l'hanno portata a fare proprio quello che tu dici essere sbagliato con Berlusconi. Imitare il capitalismo, magari con la scusa di "riformarlo" ha significato la morte della sinistra, CHE NON PUO' CHE ESSERE, SOCIALISTA, ANTICAPITALISTA, ED ANTIMPERIALISTA. Lo stesso vale per le manifestazioni, portare la gente in piazza vuol dire coinvolgerla in prima persona, con questo modo di fare nel secolo scorso la sinistra ha raggiunto grandi conquiste, poi si è passati agli incontri di salotto tra "intellettuali" che si parlano tra loro ed abbiamo visto dove siamo finiti.
Non avertene ma credo proprio che la tua analisi sia completamente sbagliata, è proprio dalle esperienze passate che dobbiamo attingere se si vuole veramente tornare a contare ed incidere in modo determinante sulla realtà tragica del pianete e del suo futuro CHE SARA' SOCIALISTA O NON SARA'. E denigrare Mao, Che Guevara, ecc., è un esercizio che penso sia meglio lasciarlo fare a chi, anche se non lo dice apartamente, a loro preferisce Hitler, Mussolini, Pinochet, Bush, Blair, Aznar, Berlusconi e delinquenti simili.
Hasta la victori siempre!!!!!!!!!!!!!!
alle 18:32
Laura Tussi
IL PARADISO PERDUTO
Pubblicazione curata dal Centro Studi Biologia Sociale
Acireale, Aprile 2008.
Libro di Carmelo Rosario Viola
Recensione di Laura Tussi
Carmelo Rosario Viola, nato a Milazzo nel 1928 e abitante ad Acireale, è uno stimato e serio studioso di scienze sociali ed antropologiche, un intellettuale acuto e preparato, un opinionista e politologo attento e sempre presente nei dibattiti politici, economici, sociali e culturali, attuali e di ogni tempo. Viola è il padre di una nuova disciplina, la “Biologia del Sociale”, un’innovativa corrente di pensiero anarchico e anticapitalista, il cui spirito riecheggia in modo accurato e dettagliato in questa corposa autobiografia, dove la visione e l’analisi dell’intera condizione umana vengono elaborate in chiave storica, sociale e culturale e condotte con rigore metodologico e scientifico. “Il Paradiso Perduto” è un'opera dal taglio intimamente interioristico, in una capillare descrizione autobiografica, di dieci mesi della prima adolescenza dell’Autore, vissuti come parentesi esistenziale, visti oramai con gli occhi della terza età, in un'appassionata narrazione di stile sobrio e chiaro, che coinvolge il lettore in vari esiti di originalità e in indicazioni di concretezza pragmatica, che pongono in rilievo aspetti latenti della maturazione evolutiva dell'uomo, sia sul piano individuale, sia sociale e comunitario, soprattutto nei diversi punti di vista caratterizzati da intrecci di pensiero economico, sociale, antropologico, etico ed esistenziale.
L'Autore indaga, ricostruisce ed approfondisce paesaggi e scene di ambientazioni naturali e umane che ritraggono un'adolescenza a diretto contatto con la natura, dove il dato autobiografico si intreccia con la congiuntura storica, sociale e politica del Meridione e della Sicilia del periodo bellico, in cui è narrata l'esperienza di un giovane immerso in riflessioni contrastanti, tra conflittualità familiari e spinte ideali, nell'acquisizione progressiva di un'identità psicologica e di un'autonomia personale.
Nel racconto si susseguono intere generazioni tra speranze, sogni e disillusioni, gioie e dolori, nella ferrea volontà di riscatto sociale e culturale, in proiezioni propositive di sviluppo materiale ed esistenziale. Nell'autobiografia si incrociano e si intrecciano i sogni, le idealità, le speranze di un adolescente, nei vari colori contrastanti e conflittuali dell'esistenza, tra proiezioni psicologiche illusorie, intimi scavi interiori e vani sogni infranti, dove la realtà si impone, dimostrando la vera natura umana, che frantuma gli aneliti ideologici di speranze future, nelle solitudini solipsistiche della giovinezza.
L'Autore rivive la propria esperienza nell'amore appassionato per la natura, per l'innocenza delle figure dei nonni, i primi amori, in una narrazione sobria e schietta che si manifesta nel desiderio imperante di conoscenza e introspezione di un mondo interiore, proiettato verso uno slancio di rettitudine morale, di giustizia, di verità e pace sociale, etica ed esistenziale, nel rispetto dei valori fondamentali della vita.
L'autobiografia traccia un ampio complesso genealogico, nella descrizione di ambienti familiari, personaggi ed elementi naturali, ripercorrendo itinerari interiori, tracciati analiticamente in una sorta di autopsicoanalisi, sostenuta dall'Autore in uno schietto e profondo pensiero politico e filosofico, avvalorato da una prosa penetrante, per cui il giovane Viola vive un intimo dramma individuale, collegato alla propria situazione familiare, tramite le prime pulsioni dello sviluppo psicofisico e la propulsiva spinta istintiva contro tutte le forme di ingiustizia.
Il mondo culturale nazionale e internazionale rende grazie a Carmelo Rosario Viola, quale studioso profondo, attento e appassionato che testimonia un ricco mondo interiore proiettato nella realtà del presente e nell'attualità sociale, dove egli continua ad affrontare e contrastare ogni atto di ingiustizia, costruendo ed elaborando innovativi itinerari di studio e di analisi culturale, per un cambiamento sociale propositivo, un progresso costruttivo, un futuro a misura di persona e autenticamente sostenibile per le nuove generazioni. Laura Tussi