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I soldati morti e i morti sul lavoro (che non c'entrano nulla)

Lunedì 21 Settembre 2009, 21:29 in Analisi politiche di
Dal giorno dell'attentato di Kabul, girano per i siti e i social network (soprattutto di una parte politica, la sinistra) molti commenti riguardanti le cifre dei morti sul lavoro (che sono tanti, troppi, indegni di un paese civile) e quelle dei militari. Lo slogan che va per la maggiore è 4MORTI AL GIORNO SUL LAVORO NESSUNO DICE UN CAZZO 6MILITARI TUTTI IN LUTTO?
A mio avviso queste considerazioni sono assolutamente fuori luogo. Vediamo perché:
  1. Anche i militari sono morti sul lavoro. Solo che il loro lavoro ha qualcosa in più degli altri: per farlo devono portare sulla divisa la bandiera del mio Paese. E sono stati uccisi perché portavano quella bandiera, quindi chi li ha uccisi ha ucciso anche una parte di me, del mio Paese.
  2. Chiunque abbia vissuto 10 minuti su questo pianeta sa che la nostra percezione della realtà è fatta di simboli, e la vita di una nazione poggia sui simboli più di ogni altra cosa: è molto semplice, i militari sono un simbolo, gli altri lavoratori no. Se la nazione e la bandiera non contano nulla, vi prego di non rompere le palle a Bossi quando parla dei dialetti a scuola e delle gabbie salariali, e di non scocciare Berlusconi quando vuole stravolgere la Costituzione; se la bandiera, la nazione e lo Stato non contano nulla, la Legge fondamentale che li regola è carta straccia.
  3. Se conta così tanto la quantità dei morti, e non la loro qualità, vi prego di smetterla di commemorare Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato. Perché se si può dire lo slogan che ho citato prima, si può anche dire 4MORTI AL GIORNO SUL LAVORO NESSUNO DICE UN CAZZO 1IMPASTATO TUTTI IN LUTTO? E così via. E' un gioco che non regge.
  4. Per farvi capire quanto sia fondamentale la qualità dei morti e non la quantità, ricordatevi come stavate quando c'è stato l'attentato alla metropolitana di Londra e come stavate invece l'ultima volta che avete sentito parlare di un attentato a Baghdad con 40 civili morti (fino a poco tempo fa, una cosa che accadeva ogni giorno nella capitale irachena). Vi sentivate scossi allo stesso modo?
  5. In accompagnamento all'esaltazione dei normali morti sul lavoro, ci sono immagini di operai emigrati tipo anni 50, con le facce smunte e vestiti malissimo: un classico esempio di come la sinistra sia estremamente fuori dal mondo, e continui a considerare quello il lavoratore tipico dei nostri tempi. Suvvia, la nostra è un'economia di servizi, e un'altissima percentuale di quelli conteggiati come morti sul lavoro, da quanto so, non muore in fabbrica o in un cantiere, ma nella strada che porta da casa all'ufficio in un incidente stradale, o di infarto per il troppo stress da lavoro dietro una scrivania. Non dico che i morti nei cantieri non ci siano (tra l'altro molti sono in nero), ma non sono l'unico tipo! Certo, un colletto bianco che stira è molto meno strappalacrime anche per uno di sinistra, che quindi dimentica molte categorie di morti sul lavoro, contribuendo in questo modo alla loro poca importanza nel dibattito pubblico.
  6. Non è vero che "nessuno dice un cazzo". Nella vicenda Thyssen ci siamo stretti tutti attorno alle famiglie dei morti. Il presidente Napolitano sta basando molti dei suoi interventi pubblici sul tema, e il governo Prodi si stava occupando della faccenda, prima di cadere. Molti quotidiani dedicano molto spazio alle morti sul lavoro. I dati ci dicono che il fenomeno è in calo, d'altronde. Forse il problema è che chi scrive contro i militari è poco informato.
16
16 commenti
16
28 Set 2009
alle 10:29

Crocco1830

I dati Eurostat non sono immediatamente paragonabili a quelli Inail, perchè i criteri di rilevazione non equivalgono. Mentre il censis non rileva i dati di morti sul lavoro per proprio conto, ma si basa su fonti ufficiali, qual è l'INAIL. Tanto per chiarire!

Il commento 6, l'ho letto e non cambia le cose. I morti sul lavoro devono giustamente conteggiare anche quelli in itinere, per vari motivi che non sto a spiegare, perchè sarebbe davvero molto lungo, ma che riguarda comunque le condizioni di lavoro.

Inoltre spesso si confondono i morti itinere con quelli su strada di lavoratori della strada. un esempio? Se muore un operaio che lavora alla manutenzione in autostrada, viene conteggiato tra le morti su strada. E comunque, un autista di autobus che perde la vita in un incidente, non è un morto sul lavoro, visto che il suo posto di lavoro è l'autobus che sta in strada?

Comunque, pure conteggiandoli tutti come incidenti in strada in maniera indistinta, numeri ufficiali alla mano non si arriva mai al 50%. Se fosse possibile tenere conto anche di dati non ufficiali, è facilmente immaginabile che la percentuale scenderebbe ancora, perchè si dovrebbero conteggiare morti sul lavoro di lavoratori non regolari.

15
25 Set 2009
alle 21:23

Matteo

Ah, venerabile ignorante (cioè che ignora) a Peppino Impastato hanno appena "tolto" l'intitolazione di una biblioteca in un paese del nord... quindi direi che di Peppino Impastato gliene frega poco a chi frega poco dei morti di mafia, ma come dice Schifani: "Ormai la mafia l'abbiamo sconfitta" (ma Lunardi diceva: "Bisogna convivere con la mafia").

14
25 Set 2009
alle 21:20

Matteo

Il tuo ragionamento non farebbe una piega se non fosse che:

1) I soldati mediamente vengono equipaggiati al meglio per difendersi (non vale per l'Italia visto che sia a Nassirya che a Kabul le difese erano decisamente ridotte e i Lince non reggono gli esplosivi, tanto che alcuni soldati avevano denunciato la cosa settimane fa). Ma diciamo che mediamente i soldati vengono equipaggiati al meglio che si può.

2)  Le norme per la sicurezza sul lavoro vengono costantemente allentate per ridurre i costi delle aziende. La formazione è carente se non di "facciata" (na spruzzata con l'estintore nel cortile e via andare). Le pene per le violazioni praticamente nulle. La lotta al lavoro nero e al caporalato non si può definire nemmeno lotta, piuttosto agevolazione.

Detto questo, se le dico che sono parimenti indignato per le morti dei soldati e per le morti sul lavoro, si sente meglio?

La differenza tra noi e l'America, che la Partia e il Paese l'hanno inculcato nell'anima (anche grazie all'inno suonato e cantato prima di ogni singolo avvenimento, dalla partitella scolastica all'MLB e al "God bless america" della metà del 7° inning) è che da loro ogni militare ha un funerale con picchetto d'onore, volo dei caccia e bandiera per la famiglia, ma è cmq un funerale privato. Si immagina 3500 morti in 3 anni celebrati a Roma con corteo sui fori imperiali da Piazza Venezia?

In america hanno il cimitero militare di Arlington, l'onore per il caduto ma non il mercimonio a fini politici.

Attendo con spasmodica ansia che scriva qualcosa che non mi sembri (IMHO) un consumo inutile delle lettere della sua tastiera.

13
24 Set 2009
alle 16:23

Claudio Alberti

Quando scrivo "da quanto ne so" intendo "da quanto ne ho letto". Mentre tu citi solo i dati Inail, io ho citato anche Censis ed Eurostat. Ma rimaniamo ai dati Inail: le morti sul lavoro nel settore industriale sono quasi pari a quelle del commercio e del settore finanziario riuniti, quindi pensare che muoiano solo gli operai è SBAGLIATO, secondo le statistiche. Per quel che riguarda gli incidenti avvenuti su strada, leggi il commento n. 6, dove riporto dati Censis.

12
24 Set 2009
alle 09:28

Crocco1830

Lascio perdere tutto il resto è mi fermo sulla tua affermazione secondo cui "la nostra è un'economia di servizi, e un'altissima percentuale di quelli conteggiati come morti sul lavoro, da quanto so, non muore in fabbrica o in un cantiere, ma nella strada che porta da casa all'ufficio in un incidente stradale, o di infarto per il troppo stress da lavoro dietro una scrivania"

Beh... è falso. E non lo dico come te "per quanto ne so", ma perchè mi sono letto e studiato i dati INAIL, anzichè dare semplicemente ascolto a chi vuole quasi fare credere che sul lavoro e di lavoro non si muore.

11
23 Set 2009
alle 10:30

Carlo Chitarrella

"Se la nazione e la bandiera non contano nulla, vi prego di non rompere le palle a Bossi quando parla dei dialetti a scuola e delle gabbie salariali, e di non scocciare Berlusconi quando vuole stravolgere la Costituzione; se la bandiera, la nazione e lo Stato non contano nulla, la Legge fondamentale che li regola è carta straccia."

Ma carta straccia semmai lo è un blog (fortuna che non si abbattono alberi per pubblicare affermazioni del genere). La Costituzione regola lo Stato e garantisce i miei diritti di Cittadino. E non è assolutamente un simbolo, come una bandiera. Io posso sentirmi Italiano anche se rappresentato da un drappo blu con sopra Pulcinella, ma non toccarmi i diritti costituzionali: io a Berlusconi rompo le palle se vuole stravolgerli, così come le rompo a Bossi per le sue uscite mortificanti per la dignità di molti cittadini!

10
22 Set 2009
alle 13:38

Franco Castiglione

Falcone è morto combattendo la MAFIA, che dilania il SUO paese..non aveva bisogno di giustificarsi con insulse argomentazioni celando con altri scopi il suo reale compito in terra straniera!guadagnava tanto?sempre troppo poco, in confronto al rischio che correva ed all'immenso sacrificio per il reale bene comune che affrontava!

Oltretutto quello che si sta evidenziando è che, se proprio si vuole, non esistono morti sul lavoro più importanti di altre e proprio per questo non voglio commemorazioni o lutti di stato per uno piuttosto che per l'altro!

Soffermiamoci piuttosto sui reali motivi per cui quei ragazzi erano lì a morire e sul motivo per cui vengono divulgati dai media ricolmi di incoerenze e ipocrisie!

 

 

9
22 Set 2009
alle 11:15

gvnnzzz1

Art.1 della Cosituzione:L'ITALIA E' UN REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO. Tutti i lavoratori italiani hanno il tricolore puntato sul proprio petto!   In caso di morte sul lavoro (siano essi :soldati ,muratori,attacchini,ecc...),hanno diritto allo stesso riconoscimento.

P.S.Sono un orfano della seconda guerra mondiale,ero molto piccolo, pero' ricordo che mia madre fu covocata presso il Distretto Militare e le fu comunicata la notizia senza parata militare e senza frecce tricolori.

8
22 Set 2009
alle 11:09

Ariel

ti ho regalato due errori, contento?

7
22 Set 2009
alle 11:07

Ariel

Il tuo argomentare è soltanto un modo per fare polemica e basta.

Lo dimostra anche la solita tiritera degli errori di ortografia: ringrazia che ti rispondo in fretta e furia e mi curo di te, invece di fare il professorino.

Ma in ordine al tema, in nessun momento del tuo ragionamento citi il fatto (non mi sembra possibile ti sfugga) che il "lavoro" di un soldato ha ache fare con le armi. O no? Sostanzialmente o uccidere, o in subordine ferire, immobilizzare ... Fa parte del mestiere MORIRE. non vedo cosa c'entrerebbe la fantomatica bandiera. Se uno si vuole avviluppare nelle bandiere e fare il patriottico (ma perché non vai a combattere per il tuo Paese allora?) 

I disprezzabili colletti bianche che muoino per strada e ancora di più gli operai edili dei cantieri non hanno scommesso sulla loro viita, e non imbracciano armi. N'est pas? 

 

6
22 Set 2009
alle 10:02

Claudio Alberti

Tanto per dire: Nel 2007, sono stati 1.170 i decessi per motivi di lavoro in Italia, di cui 609 per infortuni 'stradali', ovvero lungo il tragitto casa-lavoro ('in itinere') o in strada durante l'esercizio dell'attivita' lavorativa. (da Clandestinoweb)

5
22 Set 2009
alle 09:59

Claudio Alberti

@ Franco: anche Falcone guadagnava tanto. Quindi non dovremmo piangerlo? E poi, ripeto: i morti sul lavoro non sono tutti operai!!! Molti sono "colletti bianchi", che non hanno stipendi bassi.

4
22 Set 2009
alle 02:50

gian maria

Premetto che sono pienamente d'accordo con Claudio nel ritenere certi messaggi fuori luogo e sterili e nel ritenere i militari anch'essi lavoratori, che prestano servizio a vantaggio della comunità e dei cittadini, in patria e fuori. Quando i militari svolgono attività al di fuori di un paese questi lo rappresentano e ne rappresentano i cittadini tutti, portando sul braccio i colori della nazione.

Le ragioni che hanno portato i soldati italiani in Afganistan,  espresse in seconda battuta dalle Nazioni Unite, sono sicuramente valide nel merito.

Penso però che la missione di pace alla quale siamo stati chiamati non ha più ragione di esistere. I civili morti insieme ai nostri soldati ci fanno capire che forse la nostra missione di pace e' da rivedere nell'impostazione e nelle motivazioni. 

Ritengo che la guerra porti potere e ricchezza a chi la gestisce. Viene da sè ritenere che i conflitti vengono sostenuti da chi ha da guadagnarci e non da chi ci va morire.

Mi domando:se in Afganistan non ci fossero un importante oleodotto e i campi di papaveri oppiacei ci sarebbe stato questo spiegamento di forze internazionali?

Si potrebbe discuterne a lungo.

Tornando al risalto dato a queste morti e alla polemica sul confronto con le morti sul lavoro posso dire che mi sento rappresentato non solo dal soldato col tricolore sul petto ma anche dall'operaio, dal carabiniere, dal magistrato, dall'infermiere, da chiunque lavori per questo paese.

Vorrei che tutte le morti inutili venissero evitate ed ogni sacrificio rispettato.

Non mi colpiscono molto i funerali di stato, quando lo stato non fa nulla per evitare i funerali. 

Tanto per dire: è vero che della Thyssen se ne è aprlato tanto, ma finita la settimana di contrizione dei vari esponenti dello stato, non si è risolto niente; bisognerebbe chiedere alle famiglie delle vittime cosa ne è stato della solidarietà espressa davanti alle telecamere.

Riguardo invece alla similitudine che fai tra Falcone, Borsellino e Impastato ed i caduti in Afganistan ritengo che tutti loro siano morti per il nostro paese, ma non credo che gli assassini di questi poveri soldati troveranno mai posto in parlamento o verranno mai difesi da esponenti politici. Per quanto riguarda i primi, invece, questo capita. Temo che il loro sacrificio non sia stato affatto rispettato. E questo mi fa porre delle domande sul significato delle parole "patria" e "stato". Che non sono sinonimi. 

 

 

3
22 Set 2009
alle 02:13

Franco Castiglione

 Claudio, tu non sai neanche di che cosa parli.

"Anche i militari sono morti sul lavoro. Solo che il loro lavoro ha qualcosa in più degli altri:"..i soldi!

Trovi che sia un caso l'alta percentuale di militari che muoiono a breve distanza da un matrimonio?Fanno questo sacrificio a loro rischio e pericolo pregustandosi il gruzzuoletto che gli permetta di sistemarsi.

Con questo non voglio sembrare troppo cinico e non voglio assolutamente dire che non nutrano valori patriottici ma è ben chiaro come questi siano viziati da falsi pretesti, da fantomatiche "missioni di pace" brandendo fucili; e mi dispiace moltissimo che tu non abbia citato questo particolare della "missione di pace", curiosa omissione la tua, magari un 7mo punto ricolmo di idiozie potevi pure inserirlo..

Con altrettanta ignoranza vai citando la Thyssen, che è un caso più unico che raro e difficilmente trascurabile viste le dimensioni, i 4 che muoiono ogni giorno ci sono ma fanno meno rumore...anche perchè magari senza un nome ed una nazionalità.

Il tuo discorso sui simboli ed il nazionalismo poi è tanto patetico da non meritare commenti.

 

 

 

 

2
21 Set 2009
alle 23:56

Paolo di Lautreamont

Ariel, due osservazioni: |sta| roba si scrive |'sta| roba.
Inoltre |Paese| si scrive sempre con la maiuscola, per indicare che si parla di una nazione e non di un |paese|.
Infine, si può benissimo essere contro il patriottismo, a patto però di dire forte che anche il suo contrario, l'internazionalismo, ha partorito mostri, guerre, carestie, in misura non certo minore. Il Comintern ad esempio non è stato da meno del reich tedesco, ed è durato di più...

1
21 Set 2009
alle 23:10

Ariel

"sono stati uccisi perché portavano quella bandiera, quindi chi li ha uccisi ha ucciso anche una parte di me, del mio Paese."

questa cosa non la condivido per niente. la retorica del patriottismo (qui in deboli tracce: "il mio Paese" con la maiuscola) è esattamente quella spinta uguale e contraria che porta le persone arruolate(si) negli eserciti a scannarsi tra loro. Se lo sono inventati nell'Ottocento producendo nel Novecento le carneficine della prima e della Seconda guerra mondiale.

Nel XXI secolo sarebbe ora di mettere sta roba in soffitta, o nel museo degli Orrori (con la O maiuscola).

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