
Il progetto politico su cui è nato l'attuale governo sta fallendo: Berlusconi è straordinario nei momenti in cui serve ottimismo, meno nei momenti in cui serve serietà, come nell'attuale crisi. Aggiungiamo, poi, che mentre il Berlusconi del 1994 era il leader che dava all'Italia una speranza di apertura, di rinnovamento e di libertà, il Cav del 2008 ha vinto grazie alla paura del diverso, all'arroccamento nel nome della questione sicurezza: un leader che ha cambiato pelle, dunque, ma facendolo si è snaturato. A 15 anni dalla sua scesa in campo, poi, solo poche persone potrebbero elencare importanti riforme fatte dal centrodestra, il che testimonierebbe una sorta di fallimento della stagione berlusconiana.
La questione ora è che buona parte della classe politica e delle elites considera quasi finita la stagione berlusconiana: le inchieste sulle escort, gli scontri con Fini, l'attivismo di Montezemolo e Casini al centro, le polemiche con la Chiesa, le fibrillazioni della Lega ci consegnano un giudizio preciso: Berlusconi sta finendo il suo ciclo.
A questo punto, però, entra in gioco la strategia di un leader che non ama mai darsi per vinto. Berlusconi, avendo capito che a questo punto la classe politica lo sta abbandonando, accentuerà le sue pulsioni populiste, cercando sempre più un contatto diretto con la popolazione, quella che non mastica le trame di palazzo, non si informa e arriva a capire la realtà che la circonda sempre dopo. La
soppressione della prima puntata di Ballarò non è che un episodio di questa strategia.
La prima preoccupazione del Premier, al momento, è quella di zittire le fonti a lui sfavorevoli nel rapporto diretto col pubblico (prima di tutto, quelle televisive): la puntata di Porta a porta, potete scommetterci, sarà invece un clamoroso spottone per lui, che grazie alle telecamere avrà sempre il contatto con chi lo vota.
L'autunno che ci attende sarà all'insegna del populismo di Berlusconi: ai parlamentari, ai suoi alleati che puntano a preparare il dopo-Cav, lui risponderà con gli applausi delle folle e con le acclamazioni popolari. Riempirà i teatri in campagna elettorale, inventerà eventi speciali come quello dell'Aquila.
Starà agli italiani, poi, decidere se applaudirlo o no, stabilire se è veramente finita o no la sua stagione, non certo alla classe politica che tanto si sta dando da fare...
alle 15:18
giggi
pochi ne parlano ma lo "spottone" si è trasformato in un "floppone"...