
Stavolta non voglio parlare di quanto sia strumentale, per questa maggioranza, il nodo della giustizia. Voglio parlare d'altro, rimandendo nella cronaca di questi giorni.
Vedendo le prese di posizione di ieri sulla legge sul processo breve, mi verrebbe da dire che l'Italia, quando vuole, è quantomeno un paese comico.
In un paese normale non potrebbe mai succedere che due Istituzioni come la magistratura e il ministero della giustizia diano due stime dei processi destinati alla prescrizione che vanno dall'1% al 50%. Il divario è veramente incredibile, e il risultato non potrà certo dare ragione ad entrambe. A questo punto le possibili ragioni di questo divario sono 2:
- o almeno uno tra l'Anm e Alfano ha fatto un errore grossolano di valutazione, o non capendo il senso della legge, o non approfondendo a dovere la composizione delle tipologie dei processi in corso;
- o almeno uno tra l'Anm e Alfano sta tentando di imbrogliare gli italiani, con un'informazione palesemente falsa.
Da liberale, credendo non solo nel diritto di parola e di espressione, ma anche nel diritto dei cittadini ad essere informati, non posso nascondervi il mio disagio. In entrambi i casi, infatti, sarebbe opportuno che chi fra Alfano e l'Anm ha sbagliato se ne assumesse la responsabilità.
Se a sbagliare sarà stato Alfano, sarà doveroso, allora, in futuro, chiederne le dimissioni, perché un ministro che non sa fare una stima di una legge così importante non può essere adeguato, e se ha sbagliato per imbrogliare l'opinione pubblico arriverà ad essere indegno di ricoprire qualsiasi carica pubblica.
Se a sbagliare sarà stata la magistratura, allora si conoscerà con certezza la sua inaffidabilità, e sarà altrettanto doveroso non considerare più credibili tutti i vertici dell'Anm.
Da liberale credo nei diritti dei cittadini. Credo nel merito. Credo nelle Istituzioni. Non è possibile, per me, assistere a giochi di numeri così pericolosi per la democrazia italiana.