Cortocircuiti politici della Città Eterna
Il centrosinistra nel Lazio è diviso, confuso, spaesato. Anzi, addirittura non esiste, perché, al momento, la definizione non indica neanche una formazione chiara (vi rientra l'UDC? Vi rientrano le forze di sinistra? Non è dato saperlo). Dopo il passo indietro di Nicola Zingaretti, i dirigenti locali del PD sono alla ricerca di un altro candidato forte tanto da battere la Polverini, ma ancora non lo trovano, anche a causa delle bizze del partito di Casini, di Sinistra e Libertà e dell'Italia dei Valori. Difficilmente lo troveranno. Difficilmente qualcuno avrà la capacità di tenere dentro tutti, di far finire i bisticci tra le varie anime della possibile coalizione.
Ma, nonostante la nostra abitudine alle divisioni della sinistra, la mancanza di chiarezza e capacità politica di fare sintesi, come l'inadeguatezza gestionale nella "stanza dei bottoni" sono, nel Lazio, estremamente più gravi: le ultime due Legislature di questa Regione si sono concluse, infatti, con uno strascico di scandali, inchieste, fango sulla carica politica più alta, il Presidente (prima Storace e poi Marrazzo). Negli ultimi 10 anni questa Regione è stata governata da figure politicamente distrutte o fortemente colpite, e vive di problemi economici e sociali irrisolvibili, se non con misure responsabili, ma spesso assai impopolari (si pensi alla Sanità): a parte l'importanza strategica della Regione della Capitale di questo Paese, qui è in gioco qualcosa in più. È in gioco, per molti versi, la credibilità stessa della politica e dell'Istituzione regionale.
Per questo ci sarebbe stato bisogno di una gestione molto più attenta e accurata della questione candidature (alla presidenza oggi, nel listino del Presidente e nelle liste collegate domani). Per questo mi sono schierato subito dalla parte della richiesta di una legittimazione forte, popolare, trasparente del candidato da opporre alle destre, attraverso lo strumento delle primarie. Per questo sono ancora convinto che quella sia una scelta obbligata. Solo con le primarie si può ritrovare il contatto necessario con l'elettorato, ridargli la fiducia e la motivazione per continuare a credere in questa classe dirigente.
Il centrosinistra del Lazio ha scelto di andare in direzione opposta, e si vedono i tristi risultati in queste ore, nello stallo a cui stiamo assistendo. Il rischio, ora, è che a ridare quella fiducia e quella motivazione sia proprio la Polverini, candidata "nuova", abile e credibile.
La destra ringrazia.
alle 10:37
Antonio Funiciello
...credo di saper stare in un partito e so che vuol dire perdere un congresso; poi le continue intemerate dell'immarcescibile Latorre del tipo "la linea la fa il segretario" lo sappiamo tutti che sono indirizzate a Bersani stesso (minacce in forma incitamento) che non a chi si è riunito a Cortona; il punto è un altro: se decidi di mandare a puttane il combionato disposto "vocazione maggiritaria & primarie", hai il dovere di dirmi con cosa lo sostituisci: qual è la linea del segretario? quale il suo metodo alternativo? e mai possibile che i candidati alle presidenze regionali vengono scelti in un ufficio del Nazareno comunicando via mail ai partiti regionali il quadro complessivo della grande operazione per la salvezza della nazione PD-UDC?
...Per non parlare di quello che sta accadendo in Puglia, con la legge ad personam per il candidato di D'Alema...