
Come scriveva ieri il professor
Campi sul
Mattino, stiamo assistendo alla solita campagna elettorale all'italiana (almeno a quelle che conosciamo da una quindicina d'anni): la sinistra accusa la destra di distruggere la democrazia, e la destra accusa la sinistra di distruggere la libertà, il tutto condito da inchieste giudiziarie che partono al momento giusto e intercettazioni piccanti.
Democrazia, libertà e mignotte, un mix a cui siamo ormai tristemente abituati.
Domani Berlusconi porterà in piazza il "suo popolo" per protestare in nome dell'amore, contro cosa non è ben chiaro.
Nel frattempo, le piazze di sinistra sbavicchiano al dolce suono delle accuse a Berlusconi di essere un dittatore, come agli allarmi in difesa della democrazia ormai distrutta dal governo: i fatti, anche stavolta, non contano nulla. Già, perché basterebbe fermarsi un attimo ai fatti per capire che abbiamo un presidente del Consiglio che non ha il minimo rispetto della democrazia, questo è vero, ma che non riuscirebbe ad instaurare la dittatura neanche in un pollaio: non riesce a tenere insieme neanche il suo partito, che si lacera in correnti e non ce la fa a compilare una fottuta lista elettorale nella città più importante d'Italia, e rischia, al Nord, di subire una scoppola di dimensioni bibliche dalla Lega. Dopo settimane di trattative sfiancanti riesce a far approvare un decreto per rimediare ai suoi guasti, ma quasi una decina di sentenze lo sbeffeggiano e gli sbattono in faccia l'inutilità del suo lavoro. Le intercettazioni, intanto, ce lo mostrano mentre cerca di far bloccare una trasmissione televisiva, ma non riesce a fare neanche questo, perché un consigliere dell'Agcom (mica dell'ONU o della CIA, dell'Agcom, capito?) lo prende per il naso dicendogli "sì, sì" e poi facendo come pare a lui.
Basterebbero i fatti, dunque, a coprire di ridicolo tutti quelli che parlano di dittatura per il nostro Paese, ma i fatti, si sa, da queste parti non vanno troppo di moda.
A proposito di fatti, impazza in rete un testo taroccato di
Elsa Morante riferito a
Mussolini nel 1945, che si vuole collegare direttamente a Berlusconi: lo pubblica anche
Luigi de Magistris, che come il suo amico-nemico
Di Pietro non ha certo l'aria di essere uomo di buone letture, ed era quindi naturalmente portato ad abboccare all'amo dei solleticatori dell'antiberlusconismo in cerca di padri (o madri) nobili (almeno più nobili dello stesso Di Pietro...). Per fortuna che, visto che siamo in democrazia, l
a rete ha smascherato anche questa menzogna.
Vabbeh, consoliamoci. Dopotutto la campagna elettorale sta per finire...
alle 15:44
porpao
Definire "fake" un riassunto di un testo originale che - a leggerlo bene - non è contraddetto in nessun punto dal riassunto stesso non è, a mio modesto parere, intellettualmente onesto.
Ciò detto, il paragone Mussolini-Berlusconi non è nuovo. Io lo sentii per la prima volta dalla bocca di un'altra testimone oculare del ventennio: mia madre (già elettrice della DC prima e del centrodestra post-tangentopoli, poi). E, sempre a mio modesto parere, non è avventato o sciocco.
Le caratteristiche deteriori del popolo italiano, poi, si sono, se possibile, ancora più accentuate, rispetto al ventennio.