Cosa succederebbe se venisse confermata definitivamente l'esclusione dalle schede elettorali del Lazio del Popolo della Libertà a sostegno di Renata Polverini? Sicuramente sarebbe un handicap per la candidata di centrodestra, ma in che modo?
Innanzitutto, l'assenza del Pdl limita la possibilità di scelta degli elettori, anche se non di molto: si potrà votare, infatti, una delle altre liste a sostegno della Polverini, o solo la candidata presidente. Quindi, anche i romani che vorranno dare il loro sostegno al centrodestra, potranno farlo tranquillamente.
Sicuramente, però, il gruppo Pdl uscito dalle elezioni del 28 e 29 marzo sarebbe sbilanciato in maniera inedita a svantaggio della provincia di Roma, che sarebbe sottorappresentata rispetto alle altre: non essendoci la lista provinciale, infatti, i candidati consiglieri non potrebbero raccogliere preferenze, ed entrerebbero in consiglio solo quelli delle altre province (in base appunto alle preferenze), e gli eventuali eletti nel listino regionale, che è rappresentativo di tutte le province (Roma compresa). Contando che Roma ha ovviamente sempre un peso decisivo negli equilibri regionali, questa sarebbe una novità difficilmente comprensibile, che potrebbe portare ad una situazione di pericolosa ingovernabilità: in una regione in cui sono molti di più quelli che devono "curare" il territorio esterno a Roma, si rischia di trascurare quella che invece è la città più importante d'Italia. Allo stesso tempo, nel centrodestra potrebbe essere sovrarappresentata proprio Latina, città in cui i rapporti tra il maggioritario Pdl e criminalità organizzata hanno non poche ombre.
Inoltre, l'assenza della lista potrebbe azzoppare la campagna elettorale della Polverini dal punto di vista dei candidati consigliere: Roma era già piena di manifesti, i candidati erano pronti a spendere diverse centinaia di migliaia di euro per raccogliere 12-13 mila preferenze. Se le 12-13 mila preferenze a testa non servissero più, si potrebbe dire addio anche all'impegno attivo degli ormai ex candidati, come del loro investimento economico. Per cercare di recuperare l'uno e l'altro, la Polverini & co. dovrebbero iniziare a promettere a tutti gli ex candidati un assessorato o posti di prestigio nelle società regionali, con una chiara posizione di debolezza dell'aspirante presidente, che si presterebbe così bene ad essere ricattabile dai più abili "campioni delle preferenze". Senza di loro, si assisterebbe a un forte astensionismo a destra.
Sarebbe a rischio, inoltre, anche il voto dell'elettorato pigro, che non si interessa di politica ma mette la croce dove vede scritta la parola "Berlusconi". Sono elettori che vedono il nome del premier come una garanzia, un imprimatur decisivo per il loro voto: il nome di Berlusconi è infatti ben visibile nel logo Pdl del Lazio, e senza quel nome, l'elettorato pigro rischia di rimanere più che disorientato. E non è così marginale, specialmente a destra e specialmente in una regione che potrebbe essere giocata all'ultimo voto.
Agli occhi dell'elettorato, inoltre, rimarrà comunque l'impressione di una forza che si candida a governare una delle regioni più complesse d'Italia, e non riesce neanche a presentare una semplice lista. Non certo un buon viatico verso la presidenza della Regione. E questo è forse l'handicap maggiore.
alle 17:49
Ignazio Arcelli
Sua Imbecillità la politica ignora (o forse soltanto se ne impipa)che se un elettore sbaglia a votare non può ottenere una seconda scheda elettorale. Questa è la norma! Se possibile fatelo sapere a Sua Insufficienza politica l'attuale governo italiano, e magari anche all'attuale Presidente della Repubblica.