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Andare a puttane contro lo Stato?

Martedì 20 Aprile 2010, 10:47 in Analisi politiche di
Le statistiche, a volte, possono dire molto. Anche quelle che riguardanogli accessi a un blog, probabilmente: per questo mi sono fermato un attimo a ragionare sui dati riguardanti le visite a questo sito che mi sono state fornite. Fino a poco tempo fa, uno dei post più letti era quello che parlava di alcune intercettazioni pubblicate qualche anno fa, in cui era coinvolto Gianfranco Fini: era un retroscena contenente un'analisi politica di cui allora ero molto convinto, ma in realtà tutti quegli accessi al post non erano dovuti alla mia capacità di analista (di poco conto, d'altronde) ma a due foto di Elisabetta Gregoraci nuda. La futura signora Briatore era anche lei coinvolta nelle intercettazioni, ed evidentemente le sue foto erano molto cliccate sui motori di ricerca, il che conduceva i visitatori su questo blog. Ora, uno dei post più letti è quello che parla della prostituzione a Roma , che denuncia uno dei fallimenti dell'Amministrazione Alemanno: anche in questo caso, probabilmente, ad attrarre i visitatori è la parola "puttane" contenuta nel titolo. Mi si dirà che la rete è così, che è piena di persone in cerca di sesso (la parola più cercata nei motori di ricerca, fino a un po' di tempo fa). Ma, come tutti sanno, dietro si nasconde qualcos'altro, una liberazione dei costumi e una emancipazione dai tabu che è ormai un tratto qualificante della nostra società. Gli italiani cercano sul mio blog le "puttane" perché le vogliono.
E allora, mi chiedo se anche questa non dovrebbe diventare una grande battaglia di libertà, e mi convinco che, se non saremo troppo idioti, ci accorgeremo tutti che è così, prima o poi.
Da liberale, seguendo la lezione di Bobbio (ne ho parlato anche in un altro post), credo che sia dovere dei cittadini cercare di liberarsi il più possibile dallo Stato, quando questo non serve o li considera incapaci di decidere: quando le scelte collettive dello Stato, dunque, sono in disaccordo con troppe scelte individuali, è giusto che quelle scelte collettive non vengano più fatte. Quando, ad esempio,  lo Stato diceva "Caro cittadino, tu sei troppo stupido per poter votare", i cittadini risposero "Caro Stato, stupido sarai tu, io posso decidere quando voglio"; quando lo Stato diceva "Caro cittadino, tu sei troppo imbecille per poter bere un alcolico, e se lo bevi poi diventi un ubriacone", risposero "Caro Stato, ubriacone sarai tu, su quello che bevo decido io"; e quando si disse "Cara cittadina, tu sei troppo misera per poter decidere di una interruzione di gravidanza", si rispose "Caro Stato, misero sarai tu, della gravidanza e del mio corpo decido io". Adesso il discorso è simile, lo Stato dice "Caro cittadino e cara cittadina, voi siete troppo animali e troppo soggetti ad istinti bestiali per poter fare quello che volete del vostro pene e della vostra vagina, e per poter investire in quello che è un settore economico che esiste dalla notte dei tempi". Tolti i riprovevoli casi di sfruttamento, i cittadini (primi fra tutti alcuni autorevoli esponenti di questo Paese,  governanti, manager, giornalisti, sportivi, come le cronache di ogni giorno testimoniano) hanno già risposto "Caro Stato, animale sarai tu, sul mio pene e sulla mia vagina decido io, e questo non ti riguarda".
Prima o poi ce ne accorgeremo tutti, e sarà un giorno felice per la libertà individuale che vincerà sul proibizionismo, come sempre.
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