
Come molti italiani, mi accingo a prendere, in questi giorni, un'autostrada, testando così sul campo le nuove norme del Codice della Strada entrate oggi in vigore. Da un'analisi a caldo (le principali novità sono contenute
qui), trovo che ci siano diverse misure che vanno nella direzione giusta, di una maggiore libertà per gli automobilisti e di maggiore sicurezza sulle strade. Peccato che, poi, molte di quelle misure siano vanificate da altri provvedimenti: un passo avanti e due indietro, come avviene sempre in Italia, insomma. Il caso più esemplificativo è quello del limite a 150 Km/h: una norma di buon senso e civiltà, quella dell'innalzamento della velocità massima in autostrada (130 km/h è francamente fuori luogo in moltissime parti dello Stivale), purtroppo vanificata dai vincoli posti per poter scegliere i punti in cui sarà possibile effettivamente andare a 150. Come è la prassi italiana, appena si concede qualcosa alle liberalizzazioni, si corre subito a mettere 100 lacci e lacciuoli alla cosa che si è appena liberalizzata, vanificando tutto.
Appunto simile per le microcar: giuste le punizioni per chi le manomette, ma l'obbligo di cinture e di fari accesi è accanimento.
Per quel che riguarda l'alcool, invece, per fortuna è stata applicata con saggezza la filosofia della tolleranza zero: giusto licenziare gli autisti che bevono, giusto porre il limite per servire alcolici nei locali alle 3 (metterlo prima sarebbe stato controproducente,e avrebbe invitato tutti a non rispettarlo), ma poi perché concedere a chi sgarra e vede sospendersi la patente 3 ore al giorno di possibilità di guidare? Dove finisce la responsabilità individuale, se poi la si fa franca?
I passi avanti migliori, perché simbolici, sono nelle libertà per il cittadino, che ora potrà avere una targa personalizzata (giustissimo), avere i verbali delle contravvenzioni prima (150 giorni per consegnare una contravvenzione erano indegni di un Paese civile), e rateizzare le multe prese. I due passi indietro (poco accettabili) sono nella dichiarazione di non assumere droga o di essere bevitori: il cittadino, secondo la sua privacy, dovrebbe essere libero di non dire allo Stato se beve o si droga. Quei due vizi, a mio giudizio, sono affari del cittadino, di cui non deve rendere troppo conto, almeno finché non si mette al volante: prima di allora, meglio salvaguardare la sua privacy.
E che dire delle politiche per i giovani, che potranno iniziare a guidare a 17 anni (passo in avanti), ma che avranno in compenso nuove limitazioni, come la scelta della potenza dell'auto e il divieto assoluto di bere (passi indietro)?
E perché, in una riforma comunque, bene o male, liberalizzatrice, (passo avanti) si pongono delle barriere all'ingresso per la creazione di nuove autoscuole, come ha giustamente
osservaro l'Antitrust (passi indietro)?
Alcuni passi indietro, ovviamente, sono perdonabili, o di poco conto. Il giudizio generale che posso dare (sempre a caldo) è positivo, per ora.

alle 18:09
Valerio
Sono tuttosommato abbastanza d'accordo ma completamente in disaccordo sulla questione delle minicar. DEVONO portare la cintura e usare i fari, ormai sono macchine a tutto tondo!