Cortocircuiti politici della Città Eterna
Vi consiglio di leggere questo articolo per capire quanto orribile sia il percorso a cui costringiamo i giovani di questo Paese per diventare avvocati. E' un percorso che testimonia quanto l'Italia sia un Paese per vecchi, fatto di caste, corporazioni, barriere all'ingresso, impossibilità di concorrenza. Un Paese in cui i baroni universitari formano carne da macello incompetente per gli sfruttatori. Un Paese in cui avanza chi ha alle spalle una famiglia ricca o già sufficientemente piazzata, e in cui la mobilità sociale è pressoché inesistente: come si evince dalla testimonianza riportata, a poter fare l'avvocato rimangono solo i figli degli avvocati (e come dicevamo qualche tempo fa, i poveri precari che non riescono a diventarlo sono cornuti e mazziati, perché finiscono col finanziare con le proprie tasse l'università dei figli degli avvocati, per colpa di un dannoso egualitarismo che azzoppa il nostro sistema formativo).
La riforma forense in discussione in Parlamento è un'altra dimostrazione del cancro italiano. In vista delle elezioni, per elemosinare qualche voto dalla casta dell'ordine degli avvocati, si sta licenziando una legge talmente corporativa che neanche il regime fascista avrebbe avuto il coraggio di scriverla. Una legge che umilia la libertà di iniziativa, l'accesso dei giovani alla professione, la dignità professionale, la concorrenza, il merito. Una legge tipica dei sistemi corporativi, in cui il potere dei gruppi organizzati è pienamente colluso con quello politico, alla faccia del pluralismo (si pensi a quanti membri della casta degli avvocati siedono alla Camera), in cui la rappresentanza legittima degli interessi è affidata in via esclusiva a quei vecchi burocrati rappresentanti del Male Assoluto - gli ordini professionali - e in cui è richiesta, per i giovani come per tutti, solo la loyalty, senza che sia concessa, ai giovani soprattutto, la voice e, soprattutto, la facoltà dell'exit.
Ma questo schema poteva - forse, ma non ne sono convinto - funzionare nei decenni scorsi. Ora è il tempo in cui sempre più ragazzi della mia generazione stanno trovando un'exit vera: quella dall'Italia. Il nostro Paese sta buttando un mare di competenze e risorse per mantenere uno status quo di parrucconi, mentre i nostri giovani di maggior talento, che meriterebbero qualcosa in cambio di tutti i sacrifici che hanno fatto, vengono spediti a fare la fortuna di altri stati.
E' questa una megaprotesta silenziosa, che coinvolge molte più persone di quelle che si vedono nelle piazze monopolizzate dai pensionati di qualche sigla sindacale.
Chi può, fugge da un'altra parte, per non tornare più: fugge da una società bloccata e conservatrice, che annichilisce il talento, fugge da uno Stato canaglia che fa regole ingiuste e mafiose (per gli avvocati come per i medici o per i commercialisti o i notai ecc.), da una società civile parassitaria, da un ceto medio distrutto, anche idealmente (se no non ricorrerebbe ai mezzucci degli ordini professionali).
E così l'Italia ha un futuro già scritto. Non ce la farà. Se andiamo avanti così, non ce la farà di certo.
alle 16:07
Claudio Alberti
Spero che migliaia di ragazzi vadano a fare l’esame per diventare avvocato in Spagna, un Paese civile, che non è strozzato (almeno sembra) dal corporativismo. Spererei anche che tornassero, ma non ci conto troppo.