Cortocircuiti politici della Città Eterna
La CGIA lancia una sua ricerca con dati lusinghieri sull'articolo 18. Ma a vedere bene i numeri si scopre ben altro.

La CGIA di Mestre, l'Associazione degli artigiani delle piccole e medie imprese, non nasconde il suo stupore nell'annunciare una sua recente ricerca secondo cui quasi due lavoratori su 3 sarebbero tutelati dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Un dato sicuramente impressionante, se ci si limita a questa sintesi, adatta a finire sui titoli dei giornali. Leggendo bene i dati, però, ci si accorge che la situazione è ben diversa.
Innanzitutto, la CGIA prende in esame i dati sull'occupazione del 2009, cioè vecchi di due anni: prima della ripresina che avevamo avuto fino alla scorsa estate, e prima della nuova fragorosa ricaduta della nostra economia dopo lo scoppio della nuova crisi finanziaria. Dati che forse non hanno poi così tanto da dire, oggi, dunque: anche perché nei momenti di crisi come questo i primi ad essere cacciati dai luoghi di lavoro sono appunto quelli non tutelati dall'articolo 18, cioè i precari, quelli che subiscono di più la crisi. Basta vedere i dati sulla disoccupazione giovanile per capire cosa sto dicendo: naturale, dunque, che calando il numero degli occupati, ma rimanendo pressoché stabile quello dei tutelati dall'articolo 18, la loro percentuale aumenti. Ricordo solo che nel 2009 l'occupazione, in Italia, è tornata a calare per la prima volta dopo 14 anni, il che già dice molto.
Ma la stessa CGIA ammette, poche righe dopo l'incipit del comunicato (che annuncia il dato dei due lavoratori su tre) che in realtà la ricerca ha tenuto in considerazione solo "i lavoratori dipendenti". Niente professionisti, dunque, comprese le partite IVA monomandatarie, niente lavoratori nell'agricoltura, niente lavoratori a progetto e niente cocopro. Sono esclusi anche i dipendenti pubblici, come - ovviamente - chi lavora senza contratto.
In soldoni, si possono considerare questi numeri: in Italia gli occupati oggi sono circa 23 milioni. La platea su cui la CGIA ha svolto la sua ricerca (i lavoratori dipendenti privati) non arriva neanche a 12 milioni di persone, invece. Circa la metà, dunque, non tenendo conto della differenza temporale. Di questi, circa 7,7 milioni ricadono sotto l'articolo 18. Neanche un terzo dei lavoratori, dunque, in un momento di bassa occupazione: quando l'occupazione tornerà a salire, magari per effetto della crescita, questi numeri cambieranno e porteranno i tutelati dall'articolo 18 ancora più in basso. I numeri dicono questo.
alle 22:42
Francesco Vitillo
Salve,
Innanzitutto complimenti per il blog e per le analisi che condivido in larga parte. Purtroppo oggi in Italia dire le cose come stanno sembra voler significare mettersi contro i depositari di una presunta Verità vera che, soprattutto nel mondo culturalmente affina alla "Sinistra" (dalla quale sia io che Lei mi sembra di capire proveniamo), è ormai tristemente radicata.
Cercavo i dati sulla percentuale di lavoratori italiani che sono tutelati dall'articolo 18 e ho trovato il Suo blog. Vorrei chiederle perciò due cose a riguardo:
1) Ha qualche riferimento (anche link) allo studio della CGIA che ha citato?
2) I dipendenti pubblici sono o no coperti dall'articolo 18? Perchè Lei sembrerebbe escluderli dal conto, ma di certo questo particolare fa di certo una grande differenza nel computo totale della percentuale.
Le sarò grato per una sua risposta. Ancora complimenti per il suo impegno.
Saluti.