Cortocircuiti politici della Città Eterna
"L'Europa è sulle sue spalle". Descrizione di un leader al centro della politica internazionale.
Italy is back. Così inizia l'editoriale di uno dei più importanti commentatori del Financial Times, Philip Stevens. A convincere uno dei più importanti giornali economico-finanziari del mondo è l'attuale presidente del Consiglio, Mario Monti.
Stevens continua: Angela Merkel è la leader europea più potente, Sarkozy il più energico. Ma Monti è di gran lunga il più interessante. L'Europa oggi poggia sulle sue spalle.
Il FT continua elogiando anche l'altro Mario italiano, il Draghi che dirige la Banca Centrale Europea, ma torna presto su Monti, evidenziandone le differenze rispetto al suo predecessore Berlusconi.
Secondo Stevens, la centralità di Monti nella scena politica internazionale è chiara: su di lui fa affidamento Barack Obama per mitigare le scelte della Merkel, il suo successo è strategico per Sarkozy e la Francia, l'intera Europa si basa sulla sua credibilità. Con un possibile fallimento della Grecia dietro l'angolo, infatti, e con la possibilità che arrivino sulla "linea di fuoco" Spagna, Irlanda e Portogallo, le chance di successo per l'euro saranno tutte concentrate dalla stabilità dell'Italia, che può garantire o far naufragare l'intero percorso della moneta unica.
Per Monti - sempre secondo l'articolo - il percorso, soprattutto quello per liberalizzare l'economia (ma Monti è anche un campione provato nel campo), non sarà semplice, ma le sue scelte sono inevitabili e non più procrastinabili. La svolta portata da Monti non è solo politica ed economica, ma anche simbolica e culturale: il Premier ci porta fuori dagli stereotipi dell'uomo mediterraneo, dell'Europa del Sud, spesso inaffidabile e poco incline al duro lavoro tipico dell'etica protestante.
La conclusione dell'articolo è chiara:
The challenge facing Europe - one crystallised by the euro crisis - is to adapt to a world in which it can no longer dictate the terms of exchange. Policymakers and economists can argue all they like about the merits and demerits of devaluation or fine-tuning the balance between fiscal rectitude and support for demand. The big question is whether Europe can compete in a world over which the west no longer holds sway. That's why what Mr Monti is doing in Italy really does matter.
Che dire? Grazie, Mr. Monti.