Cortocircuiti politici della Città Eterna
In settimana potrebbe arrivare la bocciatura della Corte Costituzionale ai referendum contro il Porcellum. Tutti i partiti dicono che vogliono comunque cambiare la legge elettorale, ma come riusciranno a mettere insieme le loro proposte?
Questa settimana la Corte Costituzionale, chiamata ad esprimersi sul referendum contro la legge elettorale Porcellum, potrebbe bloccare il percorso referendario e rendere nullo lo sforzo che ha portata un milione e 200 mila firme raccolte in poco tempo, tra mille difficoltà, contro un meccanismo elettorale tra i peggiori del mondo. Il tema della riforma della legge elettorale, però, è tra le priorità del 2012, almeno secondo le parole dei leader dei principali partiti. Già, parole: perché se l'11 (o il 12, decideranno loro) i giudici diranno che il referendum non s'ha da fare, non è per nulla scontato che a queste seguano i fatti.
Senza la spinta decisiva di un referendum vicino, con possibili effetti deflagranti (ricordo che i quesiti fanno sostanzialmente tornare in vigore il vecchio maggioritario con quota proporzionale che era nel Mattarellum) per la conformazione dei partiti, difficilmente questi riusciranno a mettersi d'accordo, infatti.
Se ormai non si trova più neanche in cartolina qualcuno disposto a difendere l'attuale legge, va detto che d'altra parte le forze politiche puntano a sistemi tra loro opposti. L'UDC, ad esempio, che si colloca al centro, ha tutto l'interesse a bloccare ogni riforma in senso maggioritario, e a spingere per il proporzionale, che la porterebbe a una rappresentanza parlamentare più forte, e a fare, potenzialmente, da baricentro dell'assetto politico nazionale, determinando la maggioranza a seconda degli alleati scelti (se scelti prima o dopo il voto degli italiani, non mi pare sia dato di sapere). In cime ai desiderata degli uomini di Casini c'è il sistema tedesco, dunque.
Pd e Pdl, invece, avrebbero in teoria tutto l'interesse a scegliere un sistema maggioritario, in quanto forze che basano i loro successi in un'ottica bipolare. Il Pd, nei mesi scorsi, ha elaborato una proposta che prevede un sistema basato sul 70% dei seggi parlamentari assegnati secondo il maggioritario a doppio turno, e il 30% col proporzionale. Il doppio turno, in particolare, farebbe il gioco del partito di Bersani perché consentirebbe di intrattenere i giusti rapporti con le forze alla sua sinistra (probabilmente anche quelle dichiaratamente comuniste, probabilmente), che si presenterebbero da sole, col proprio simbolo al primo turno, e finirebbero al secondo per sostenere il candidato democratico contro quello di centrodestra, avendo magari come contropartita il diritto di tribuna in giro per l'Italia. Nel Pd, però, non sono pochi quelli che vedono nel sistema tedesco una buona soluzione, perché restituirebbe ai partiti la centralità che avevano qualche tempo fa. Uno come D'Alema, ad esempio, stringerebbe subito con Casini un patto per il proporzionale alla tedesca, probabilmente.
Il Pdl, invece, sembrerebbe oggi orientato sul sistema spagnolo, che pur essendo proporzionale ha un effetto maggioritario (anzi, bipartitico) piuttosto spiccato. Il sistema spagnolo, tra l'altro, ha come caratteristica quella di premiare i partiti maggiori e quelli regionali (come avviene appunto in Spagna, la cui tradizione di partiti regionali è ben nota), penalizzando i partiti nazionali più piccoli: con questa soluzione, dunque, in un sol colpo il Pdl sarebbe avvantaggiato come grande partito nazionale, accontenterebbe la Lega (partito regionale), con cui i rapporti non sono certo chiusi, a renderebbe poco conveniente la scissione di alcune componenti interne dello stesso partito di Alfano, che staccandosi diventerebbero dei semplici "piccoli partiti nazionali", quindi fortemente colpiti dal sistema alla spagnola.
E pensate che in tutta questa confusione sia facile trovare una quadra?!?