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Contro la Fornero e la figlia un metodo pienamente mafioso

Giovedì 9 Febbraio 2012, 19:15 in Analisi politiche di

Fa scandalo che lavorino nella stessa università. Ma è come quando i mafiosi dicono: "Sappiamo dove abiti"

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Torno per un attimo a parlare della polemica sulla figlia della ministra Fornero. Come ormai è risaputa, questa (che di nome fa Silvia Deaglio) è professore associato presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Torino, la stessa in cui insegnano i genitori, che però si occupano di materie completamente diverse.

Ripeto che non conosco i meriti della Deaglio, non saprei valutare se è una studiosa meritevole o no, e non ho mai letto i risultati della sua attività (e probabilmente se anche li avessi letti non li avrei capiti poi molto). Continuo a dire, anche, che non posso escludere con certezza che per entrare all'Università abbia ricevuto una "spinta" da uno dei genitori, perché ovviamente non sono io ad averla assunta. Ma di una cosa sono sicuro: quella contro di lei è stata una ritorsione in pieno stile mafioso.

Cosa fa la mafia, infatti, quando si trova di fronte un imprenditore che non vuole pagare il pizzo, o che non vuole ritirarsi da qualche gara d'appalto, o comunque pesta i piedi all'organizzazione criminale? Per prima cosa, da quanto si sa, molto spesso dice semplicemente a quel "ribelle": "Sappiamo dove abiti, sappiamo dove va a scuola tuo figlio". Minacce che colpiscono trasversalmente l'interessato, con un segnale chiaro: smettila di rompere o faremo del male ai tuoi cari, anche se non c'entrano niente.

Questo segnale era chiaro anche nella vicenda di Silvia Deaglio. Mentre la Fornero portava avanti i suoi progetti di riforma, che tanto spaventano forze sociali, sindacali e imprenditoriali, intellettuali schierati e conservatori di tutta Italia, "qualcuno" ha sparso la voce dell'incarico a sua figlia, ha fatto sapere - alla Fornero e a noi - che "sapeva" dove lavora la figlia della ministra, e ha fatto capire che, se questa dovesse continuare ad andare avanti come un carrarmato, non si esiterà a colpire i suoi cari (pubblicando le loro foto su internet, smerdandoli professionalmente e giudicando il loro lavoro senza neanche averlo visto). Anche se quei cari non c'entrano nulla con il lavoro della Fornero, col suo impegno riformatore, con le sue ricerche. Una ritorsione in piena regola, degna della mafia, appunto. Un metodo scorretto che si è diffuso nell'accanimento contro la Deaglio scatenatosi sui social network, sui blog, sui giornali. Ovviamente non considero "mafioso" nessuno di quelli che hanno contribuito a questa ritorsione: la loro non era una associazione a delinquere, e tutto sommato neanche un "concorso esterno". Si sono tutti ritrovati, però, inconsapevolmente, ad essere complici, o ad aver favorito la ritorsione.

La figlia della Fornero è diventata un facile bersaglio per i nemici della madre: se quest'ultima non avesse aperto il dossier della riforma del mercato del lavoro, degli ammortizzatori sociali, dell'articolo 18, dei metodi di concertazioni, non sapremmo neanche che ha una figlia e un marito.

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